Ci rivediamo il 2 gennaio.
Saturday, December 29th, 2007Grazie, per tutta la passione che abbiamo condiviso quest’anno.
Auguri, per la magia che continueremo a trovare anche nel 2008. :)
Grazie, per tutta la passione che abbiamo condiviso quest’anno.
Auguri, per la magia che continueremo a trovare anche nel 2008. :)
L’iPod, quello scatolotto bianco presentato nell’autunno del 2001, 5 GB di capienza, o 1.000 canzoni. Quello che Steve Jobs, in quei giorni, forse vedeva come un semplice esperimento. Ma che nell’arco di quattro anni è diventata una moda planetaria. Proviamo a ricostruire, insieme, i fattori che ne hanno determinato il successo.
Dopo una partenza in sordina, le vendite dell’mp3 player designed in Cupertino, hanno cominciato una prima fase di crescita discretamente sostanziosa, nella seconda metà del 2002, grazie all’introduzione del modello compatibile con i PC Windows, mossa sulla quale, prima di quel keynote di luglio 2002, in pochi avrebbero scommesso. Era l’inizio della strategia per trasformare il piccolo lettore di musica da player “for the rest of us” allo strumento definitivo, globale, per godersi la propria musica dappertutto: i prezzi, in Europa, oscillavano tra i 300 € e i 550 € circa, le capienze tra i 5 e i 20 GB.
Il 2003 è l’anno che segna un punto di svolta: in primavera i manager di Cupertino decidono di trasformare l’applicazione iTunes da semplice juke box per la riproduzione di file musicali con il proprio computer, a piattaforma per la vendita di musica on line. Il CEO di Apple, dopo mesi di trattative riesce a spuntare le migliori condizioni possibili con le major dell’industria discografica e arriva ad offrire brani musicali acquistabili direttamente da iTunes al prezzo di 0,99 €. Il successo dell’iniziativa non si fa attendere: in poco più di 12 mesi sono un milione i brani acquistati solo in America. Ma il tasso di crescita aumenta di pari passo con l’apertura del servizio, graduale, in altri Paesi del mondo. Arrivando, nel 2006, alla miliardesima canzone scaricata.
Apple è riuscita a creare il Napster a pagamento (e legale), sogno infranto di altre case discografiche, che non hanno saputo cogliere l’utilità e l’economicità di offrire agli utenti l’acquisto di un singolo brano, a prezzo congruo, senza obblighi di abbonamento.
Con gli anni, iPod è stato declinato in varie versioni, dai mini colorati, agli shuffle senza schermo, passando per i video e i sottilissimi nano, fino all’iPod Touch. Coprendo così ogni segmento di mercato, sia in termini di prezzo, che di gusti ed esigenze.
Tante sono le concause che hanno decretato il successo globale di questo player. Ma, riassumendo, due sono quelle principali. Da un lato l’hardware, capiente, versatile, con una user interface e un’ ergonomia mirevolissime, dall’altro una piattaforma di contenuti on demand semplice, affidabile ed economica. L’ambo vincente di Jobs che, keynote dopo keynote ha sorpreso analisti, giornalisti, competitors ed utenti mostrando vendite e risultati da capogiro.
Steven Levy, nel suo ultimo libro, l’ha definito “Semplicemente Perfetto“.
Domenica mattina, piove. Io ho spostato la mia scrivania sul soppalco che guarda via Carducci e via Mellerio e c’èìun cielo bianco e fermo. Questo dicembre è pieno di sorprese, è denso di cose nuove e bellissime e fra due giorni è Natale… è dal 26 novembre che siamo aperti in modo ininterrotto e tutti abbiamo bisogno di un po’ di riposo, Natale e S.Stefano saranno dedicati alla casa, ai parenti, agli amici e a sistemare un po’ il Mac, che anche lui, in questo dicembre che corre, ha lavorato parecchio. Per prepararci, anche virtualmente, date un’occhiata qui:
Un gioco, un salvaschermo e un albero di Natale per la scrivania del Mac:
Christmas Crisis
A very 3D Christmas Screensaver
Un albero di Natale da scrivania
“L’iMac lo compreranno solo alcuni dei veri credenti. Non ha un drive per floppy disk per fare backup dei file o per scambiare i dati. E’ una dimenticanza stupefacente da parte di Jobs… L’iMac è lineare, elegante, senza floppy e condannato”.
Così Hiawatha Bray, del Boston Globe, salutava il lancio del primo iMac, quello Blue Bondi, prodotto da Apple nel 1998.
Ma la realtà dei fatti è che quello fu il killer product che ha fatto da apripista alla rinascita di Apple attorno al 2000 e in seguito. Il primo modello vide la luce circa 9 anni fa e fu ispirato da Larry Ellison, CEO di Oracle con il pallino del network computer privi di hard disk. Ma il risultato fu diverso da quello pensato da Ellison, che all’epoca sedeva nel consiglio di amministrazione di Cupertino. Il prodotto finale fu un Mac con processore G3 a 233 Mhz, con 32 MB di RAM, un HD di pochi GB e un modem integrato. Le caratteristiche hardware (espandibilità a parte) erano all’incirca quelle offerte dall’entry level delle macchine professionali di quei mesi, i PowerMac G3. Ma cosa decretò il successo di quel Mac? Anzitutto il suo design particolare: nessuno, prima di allora, avrebbe mai pensato di realizzare un personal computer in plastica traslucida, e in vari colori. La sua estetica fece da calamita per gli studios di produzione cinematografica, così come per i fotografi di cataloghi. L’iMac divenne, in breve tempo, uno dei computer più visti in TV, al cinema, sulle brochure, nelle riviste. E, a livello di marketing, tutto questo product placement a costo zero, generò grandi benefici per Apple.
[continua...]
Buone news per chi utilizza stabilmente il noto browser open source. La fondazione Mozilla ha rilasciato la seconda versione beta di Firefox 3. L’aggiornamento porta con sè un migliaio di novità nel codice rispetto alla precedente beta e migliorie in stabilità, prestazioni ed interfaccia.
Disponibile anche in italiano, la release Beta 2 è scaricabile dal seguente link :)
Loro sono un po’ matti, ma ci piacciono anche per questo. Sto parlando dei ragazzi Australiani che fanno queste borse straordinarie e che stanno per invadere anche i nostri negozi. Troverò finalmente il mio zaino definitivo? ;)
La nuova applicazione di condivisione dello schermo di Mac OS X Leopard non è così essenziale come sembra. A quanto ci insegna Rob Griffiths di Macworld.com con poche righe di codice nel terminale è possibile trasformare Screen Sharing in un Desktop Remoto a tutti gli effetti. Attenzione però, il trucchetto è consigliabile solo a chi è conscio del da farsi. Astenersi inesperti! :)
Buone news per coloro che, lavorando sul proprio Mac, spostano enormi moli di dati. La tecnologia FireWire è infatti arrivata ad un punto di svolta. La novità ha il nome in codice S3200 e permetterà ai dati di viaggiare all’esorbitante velocità di 3.2 Gigabit al secondo, contro gli attuali 800 Mbit. Il tutto, mantenendo gli attuali cavi FW800.
La parola del giorno del mio salvaschermo di Leopard oggi è “maelstrom” ed è abbastanza adatta a questo inizio di giornata. Sopra Milano c’è un cielo bellissimo, di nuvole interrotte dalla luce bassa del sole di dicembre, via Mellerio sembra un quadro oggi, di quelli in cui i colori si mischiano e sfumano e sembrano poter trasformare un’immagine statica in un maelstrom, appunto. Chi si ricorda il gioco dell’Ambrosia? quante ore sul mio Color Classic, non ne avrei proprio tempo in questo dicembre densissimo, in cui ci si mette anche Leonardo che vuole attenzione. Questa mattina, molto presto, sono dovuto tornare nella sala server, rumorosa e bianca per affrontare i cavi e il lampeggio delle luci e i caratteri piccoli e veloci sul monitor sbilenco. Non amo andare in sala server la mattina presto, c’è un traffico indecente, la strada mi porta lontano dalla colazione in via Monti, l’omino che vigila sulla server farm è scorbutico e, nonostante il tesserino, compila con lentezza il registro dell’entrata e fa domande e ci mette troppo a farmi entrare.Anche Leonardo ha i suoi maelstrom e io mi ci perdo un po’, mischiandoli ai miei, finché il cielo torna una matrice regolare e io posso affrontare il resto della giornata, partendo dal traffico e passando per tutti i cambi di direzione che il vento può avere.