Oggi è il venticinquesimo anniversario di Macintosh e su web se ne leggeranno di tutti i colori, perché sono tutti molto bravi a copiare, pochi a capire.
Per me il modo migliore di festeggiare è lasciare la parola a Guy Kawasaki, ex evangelist Apple e autore del libro The Macintosh Way. Kawasaki prima racconta i fatti come secondo lui sono comunemente noti:

Guy Kawasaki me l'ha raccontata così…
Steve Jobs si annoiava nella propria azienda. Aveva bisogno di qualcosa da fare. Così formò questo club esclusivo chiamato Macintosh Division. Lui e gli altri stancarono chiunque (e se stessi) ma in qualche modo presentarano un computer rimarchevole chiamato Macintosh.
Non vendette tanto bene. La Macintosh Division si disgregò perché Steve non era un manager, i suoi uomini litigavano tra loro e l’azienda si inimicava i clienti. La Macintosh Division non riusciva a rivedere e migliorare Macintosh e e gli sviluppatori non riuscivano a creare software e periferiche. Per il bene dell’azienda John Sculley cacciò Jobs, che fondò NeXT, e le cose per Apple iniziarono a girare di nuovo per il verso giusto.
Poi Kawasaki racconta come secondo lui è andata veramente:
Steve Jobs, la Macintosh Division e Apple aprirono una falla nello scafo dell’invincibile portaerei Ibm. Nel farlo attraversarono calamità, lotte intestine e conflitti di ogni tipo. Dopo la presentazione di Macintosh erano fisicamente ed emotivamente esauriti. Portare Macintosh sul mercato fu un gesto cui era impossibile dare un seguito e ciò, unito alla fragilità del team, ne causò la caduta. Cionondimeno, un nucleo di credenti veri – impiegati, sviluppatori e primi utilizzatori – sostenne Macintosh e lo rese prodotto di successo.
Sempre per Kawasaki, non importa quello che è davvero accaduto, ma il suo reale significato:
Un piccolo team di irregolari brillanti, impavidi e ambiziosi, guidato da un carismatico gran sacerdote, nel tentare di fare la cosa giusta riesce a sconfiggere la mediocrità e lo status quo. La battaglia può costare moltissimo, anche la vita del gran sacerdote, ma è così maestosa che il pedaggio da pagare è quasi irrilevante. Vincere la battaglia non richiede grandi risorse, se la gente investe nel sogno di chi la combatte. A posteriori ne è valsa la pena e gli storici revisionisti dichiarano “sapevo che ce l’avrebbero fatta”.
Buona festa del Mac, comunque la pensiate sulla sua storia. :-)